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Dal libro "L'età feudale e i castelli nella provincia di Cosenza", realizzato tra il 2003 e il 2005 dagli alunni della quarta elementare della scuola primaria di Redipiano, coordinati dagli insegnanti Liliana Buccieri e Tonino Bruno.
Più di mille anni fa c'erano i Re, le regine e i loro figli, che erano i principi e le principesse. Il re aveva dei signori che lo aiutavano nelle sue battaglie a governare il regno.
Ad essi dava in cambio un pezzo di terra detto feudo. Questi signori si chiamavano vassalli e a loro volta si facevano aiutare dai valvassori, ai quali davano anch'essi un pezzo della loro terra. I valvassori si comportavano allo stesso modo con i valvassini.
Tutte le terre erano coltivate dai servi della gleba, cioè servi della terra. Queste persone potevano essere vendute come oggetti e i loro figli dovevano fare gli schiavi per tutta la vita.
Qualcuno era più fortunato perché aveva qualche soldino e non era un servo, però non poteva comprarsi una terra, al massimo se la poteva affittare. Solo che doveva pagare un sacco di tasse e regalare buona parte del raccolto al padrone.
Non si poteva fare niente senza il permesso del padrone. Anche per sposarsi c'era bisogno del permesso.

Il feudo veniva ereditato dai figli maschi primogeniti dei signori. I figli minori, detti "cadetti", diventavano invece cavalieri o si dedicavano alla vita ecclesiastica. In Italia, però, tutti i figli partecipavano alla divisione del feudo ed è per questo che nacquero col tempo stati e staterelli, come ducati e granducati che frantumarono l'unità del territorio. Fu questa una delle cause di molti problemi che la nostra nazione si porta ancora dietro, dopo più di mille anni.
All'inizio diversi cavalieri si facevano i forti con tutti, così si stabilì che essi dovevano essere leali, fedeli, difensori dei deboli e predicare il Vangelo, insomma dei perfetti gentiluomini con tutti, specialmente con le donne. Oggi i cavalieri non esistono più ma chi si comporta in modo garbato può sempre esserlo.
Già da piccoli i figli dei nobili si allenavano con le armi. Quando erano più grandicelli facevano i paggi presso qualche signore. A quattordici anni, dopo una cerimonia religiosa, diventavano scudieri fidati dei cavalieri. A ventuno anni, dopo aver imparato un sacco di cose, ricevevano anche essi il titolo di cavaliere.
La cerimonia di investitura durava due giorni. Il primo giorno si preparavano con digiuni, preghiere, penitenze, bagni di purificazione e veglie. Il giorno dopo prestavano giuramento e il sacerdote benediva le loro spade. Dopo la vestizione si inginocchiavano e il signore del castello dava loro tre colpi di piatto della spada sulle spalle e poi uno schiaffo, dicendo: "In nome di Dio, di San Giorgio e di San Michele, ti nomino cavaliere " poi veniva portato loro l'elmo, lo scudo e il cavallo sul quale se ne andavano via.

Quando un cavaliere si comportava male, le sue armi venivano spezzate, il suo scudo trascinato nel fango e i figli cacciati dal castello.
In quel tempo il Re e il Papa non andavano molto d'accordo e addirittura ci fu una guerra.
Pian piano le condizioni del popolo migliorarono. I barbari ormai erano diventati signori e facevano meno guerre. Diverse terre vennero assegnate ai contadini, che finalmente poterono lavorarle con maggiori guadagni. I raccolti divennero allora più abbondanti e i prodotti che non servivano alle loro famiglie venivano venduti nei mercati e nelle fiere, dato che non c'erano i centri commerciali. Così circolarono più soldi e tutti poterono comprarsi attrezzi di ferro più resistenti di quelli di legno. Venne inventato un aratro più pesante a due lame. Cambiarono anche i finimenti degli animali da tiro: al posto del collare che li soffocava, usarono cinte di cuoio legate alle spalle. Cavalli e asini iniziarono a portare nuove selle, staffe e ferri agli zoccoli. Così i trasporti migliorarono e divennero più veloci. Il lavoro degli uomini divenne meno faticoso grazie anche ai mulini ad acqua. Nell'Europa del nord si diffusero i mulini a vento.


In quel tempo i contadini impararono a coltivare bene la terra: il primo anno una parte la lavoravano e un'altra la lasciavano riposare. Il concime ancora non esisteva, ma capirono che si poteva usare il letame o l'erba secca. Più tardi venne introdotto un sistema di coltivazione non più a rotazione biennale ma triennale, secondo lo schema che vi riportiamo sotto.

I più poveri erano così poveri che quando qualcuno si ammalava non poteva nemmeno curarsi. Abitavano in una capanna di fango e paglia. Avevano una sola stanza senza finestre, c'era solo la porta, ma d'inverno rimaneva sempre aperta per fare uscire il fumo del fuoco che veniva acceso per terra. A quel tempo non c'era il caminetto. Gli unici mobili erano un tavolo e una cassa di legno in cui tenevano qualcosa da mangiare e sulla quale si sedevano.
A quei tempi non c'erano i piloti, né gli elettricisti, ma c'erano i costruttori di carri, di spade, scudi e armature.

C'erano molte invasioni e così, attorno ai luoghi abitati sorsero prima delle palizzate e poi alte mura di difesa. Mura ancora più solide vennero erette attorno alle ville dei signori e nacquero così i primi castelli, i quali, spesso, per molte persone, erano l'unico rifugio. Sorgevano su un'altura chiamata "motta" ed erano costituiti da un'alta torre, con intorno un fossato. Tra la motta e la recinzione c'era la cosiddetta "corte", dove abitavano i servi, i contadini, gli artigiani e i soldati del signore.


Col passare del tempo vennero costruiti castelli di diverse forme e dimensioni, con mura di cinta alte diversi metri e con due o più torri. Su di queste prendevano posto gli arcieri e venivano sistemate le catapulte. Queste erano delle macchine da guerra che lanciavano pietre e materiali infuocati fino alla distanza di centinaia di metri.
Mura e torri erano dotate di merli, cioè di muretti dietro i quali si riparavano le guardie. Quando c'era un assalto nemico, se qualcuno tentava di arrampicarsi, gli buttavano addosso liquidi bollenti. Lo spazio che restava libero dietro ai merli veniva chiamato cortina e costituiva il "cammino di ronda" delle guardie.
Di solito questi castelli venivano costruiti in pietra, su colli o su speroni di roccia, per poter controllare meglio il territorio circostante. Attorno si sviluppavano le altre abitazioni ed è per questo che oggi la maggior parte dei centri storici si trovano in zone alte. Le finestre non avevano vetri e i fossati venivano pieni d'acqua, per cui, per attraversali c'era bisogno dei famosi ponti levatoi, i quali venivano sollevati con corde o catene che si arrotolavano attorno ad argani.

I castelli più belli si trovano in Francia, in Spagna e in Italia. Col passare del tempo divennero sempre più grandi e più belli. Al primo piano c'era un salone destinato a pranzi, ricevimenti, giochi e all'amministrazione della giustizia. Sopra c'erano le camere da letto. Nei sotterranei trovavano posto invece le dispense, le cantine e le prigioni. Quando i tempi divennero più tranquilli, i signori lasciarono i castelli e andarono ad abitare nei palazzi lussuosi delle città. In città, comunque, non c'erano molte persone, perché la maggior parte della popolazione era dedita all'agricoltura e abitava nei campi.
Nel villaggio intorno all'abitazione del padrone c'era la fontana, il lavatoio, il granaio, il forno, le stalle, l'armeria, le cucine, piccole abitazioni e la chiesa. Quest'ultima, a volte, serviva anche da scuola o da bottega. Tutto però apparteneva a lui.
Non c'erano gli acquedotti e perciò in casa non c'era l'acqua potabile. Non c'erano nemmeno le fognature e la gente gettava dalle finestre ogni genere di rifiuto.
Di notte le strade erano buie e pericolose. Non appena il sole tramontava nessuno usciva più di casa e quando la campana suonava il "coprifuoco", tutti spegnevano il camino per evitare incendi, perché quasi tutto era fatto di legno.
Al tempo dei re gli uomini si vestivano con un abbigliamento molto diverso dal nostro. Per esempio nessuno sapeva cos'era il cappotto, le mutande o la maglietta sbracciata. Portavano sempre una camicia di lana, calzoni aderenti di tela, calze pure di lana e una casacca lunga fino alle ginocchia. Quando faceva molto freddo si coprivano con un lungo mantello e un cappuccio che scendeva fino alle orecchie. Quest'ultimo si chiamava infula e vi consigliamo di andarlo a vedere nella Storia del cappello. I grandi signori portavano vestiti anche di seta, di velluto o di raso, a volte ricamati di perle. Da qualche parte, in bell'evidenza, ponevano lo stemma della loro famiglia.
Le donne portavano una camicetta e un corpetto allacciato sul davanti. Stavano sempre con una gonna lunghissima, perciò niente minigonna e niente pantaloni. Già allora, però, usavano i vestiti interi e le sopravesti. Le signorine portavano capelli intrecciati o sciolti, mentre le donne sposate li portavano intrecciati e raccolti sulle orecchie. Erano di moda cuffiette e cappelli, a volte a forma di cono a due punte.

Oggi va di moda la pelle abbronzata; a quei tempi, invece, le donne cercavano di renderla più bianca e luminosa cospargendola con latte di cavalla o fave schiacciate.
Si giocava già a una specie di calcio e a pallacorda, poi divenuto tennis. I bambini avevano palle di legno o di cenci e le bambine bambole di pezza. Gli adulti facevano gare di nuoto, di salto e di tiro al bersaglio.
Non c'erano le patate, né i pomodori; mancava il mais, il caffé e tanti altri prodotti, che giunsero poi dall'America o dai paesi dell'estremo oriente.
La carne si mangiava solo nei giorni di festa e proveniva dai propri animali, in genere maiali, pecore, capre, polli; i bovini, invece, non erano molto diffusi.
La festa più attesa era la celebrazione del matrimonio. Per l'occasione, il signore metteva a disposizione la sua sala e faceva intervenire giullari e menestrelli. Gli sposi, secondo l'usanza, dovevano portare una focaccia di grano, due caraffe di vino e della carne di bue.
La cattiva alimentazione e la scarsa igiene provocavano diverse malattie, spesso mortali.
Il padrone, quando doveva alzarsi prestissimo, veniva svegliato dallo svegliarino, una specie di sveglia che accendeva anche una candela. Il suo letto stava di fronte a un camino, su dei gradini. Ai quattro angoli c'erano delle colonnine che sostenevano un tettuccio chiamato baldacchino e dal quale pendevano delle tende dette cortine.
Nella camera c'era un cassone con i vestiti, un forziere, qualche sedia e una bacinella per lavarsi.

Il bagno lo faceva in una tinozza, ma solo quando era sporchissimo, per cui i pidocchi si divertivano anche con lui A quei tempi la pulizia non era molto ben vista.
A pranzo si lavava le mani nelle bacinelle portate dai servi, ma non aveva né forchette, né tovaglioli e quando si doveva pulire la bocca o le mani usava un lembo della tovaglia. Spesso mangiava nello stesso piatto dell'ospite e usava la sua stessa coppa, in segno di gentilezza
Beveva vino, birra o sidro, ricavato dalle mele. Passava il tempo giocando a carte, a dama o a tric-trac; spesso andava anche a passeggio o a caccia. Allora la caccia era tenuta in grande considerazione, anche perché era ancora un modo per procurarsi del cibo. Dame e cavalieri si alzavano di buon mattino e cavalcando raggiungevano la foresta con le mute dei cani e armi di ogni genere. Quando la preda veniva avvistata si udiva il suono dei corni. L'animale veniva poi accerchiato e catturato.
Molto diffusa era la caccia col falcone e anche le donne la praticavano, anzi, per essere alla moda, esse spesso passeggiavano con un falcone sul polso coperto da un guanto di cuoio.
La sera il signore si riuniva con la sua famiglia attorno al camino.


I signori meno potenti risolvevano le cause di minore gravità. I servi non avevano nessun processo e venivano giudicati subito, oppure, nel dubbio, dovevano sottoporsi all' "ordalia" o "giudizio di Dio". Praticamente per salvarsi dovevano superare prove terribili!
Quando era sotto processo un uomo libero, il signore si faceva assistere da un'assemblea pure di uomini liberi. Gli accusati potevano richiedere un duello e farsi sostituire da spadaccini di mestiere, sicuri tutti che Iddio avrebbe aiutato l'innocente !
Uno degli spettacoli più seguiti era il torneo, un finto combattimento tra cavalieri, che però spesso faceva morti e feriti. La sua organizzazione richiedeva molto lavoro. C'erano da innalzare le tende degli invitati, le tribune, gli steccati del campo di combattimento, detto "lizza" (oggi si dice proprio "entrare in lizza" ). Tutti avevano un gran da fare, compresi sarti e maniscalchi. Il giorno stabilito i cavalieri, seguiti dagli scudieri, venivano annunciati dagli araldi. Portavano elmi con strane figure ed enormi pennacchi. Sullo scudo o sulla lancia era legato un nastro, un velo o una sciarpa della dama per la quale combattevano. Anche i cavalli erano riccamente ornati.
Lo spettacolo iniziava con la "giostra". Due cavalieri si scagliavano l'uno contro l'altro con le armi spuntate, fino a quando uno dei due cadeva a terra.
Il vero torneo era l'ultimo giorno. Stavolta erano due gruppi di cavalieri a scontrarsi. Finito il combattimento, i vincitori ritiravano i premi offerti dalle dame o dai giudici del torneo. La sera si terminava con una grande cena, canti e danze.


I castelli del nostro territorio si trovano a: Aiello Calabro, Altomonte, Amantea, Amendolara, Belvedere Marittimo, Calopezzati, Castrovillari, Corigliano, Fiumefreddo Bruzio, Fuscaldo, Guardia Piemontese, Laino Castello, Montalto Uffugo, Oriolo, Praia a Mare, Rende, Roseto Capo Spulico, San Marco Argentano, Sangineto, Scalea, Spezzano Albanese e naturalmente Cosenza.
In altri paesi si trovano resti di costruzioni più piccole. Si tratta di torri di guardia e roccaforti di cui a volte si trovano solo ruderi, come ad esempio ad Altavilla di Lappano, vicino al nostro paese.
Uno dei castelli più belli è quello di Corigliano, fatto costruire da Roberto il Guiscardo nell'anno 1073. All'inizio era solo una fortezza, ma poi, per volere del conte Sanseverino, incominciò a trasformarsi in residenza signorile. Questo castello ha tre torri a forma di cilindro e un torrione, i bastioni (cioè alte mura), un fossato col ponte levatoio. Gli altri signori che lo abitarono in seguito abbellirono sempre di più le sue sale. Famosa è la sala degli specchi.


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