Le storie della Storia

A cura degli alunni dell'Istituto Comprensivo Luigi Settino di San Pietro in Guarano (CS)


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Frattali, didattica modulare e ipermedia, quale nesso?

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Una forma frattale, da Wikipedia

I "frattali" (dal latino "fractus") sono forme complesse e apparentemente irregolari. I primi a scoprirli furono i matematici Poincaré, Fatou e Julia, a cavallo del XXI secolo. Negli anni '70 il loro studio si è intensificato grazie al matematico Benoit B. Mandelbrot e all'uso del computer. Essi presentano la medesima struttura anche ad ingrandimenti estremi; sono, come si suol dire, "autosomiglianti", poichè ogni più piccolo pezzo è una perfetta riproduzione in scala dell'intera forma (invarianza di scala).

La geometria frattale è riuscita a descrivere fenomeni che da sempre sono stati definiti caotici, non lineari, come il tempo atmosferico, la turbolenza, la formazione del rilievo terrestre, lo scaricarsi di un fulmine, i getti e le scie d'acqua, la propagazione dei gas e l'ebollizione. Per questi ed altri fenomeni esiste una difficoltà di calcolo dovuta ad un numero indefinibile di variabili.

Attraverso questi studi, oggi si può ritenere che i sistemi complessi, come ad esempio il sistema economico e l'apprendimento stesso, non possono essere descritti e controllati efficacemente con procedimenti lineari. D'altra parte, è stato dimostrato che taluni metodi d'insegnamento modificano profondamente le capacità intellettive.

La didattica per problemi, che non è certamente nuova, è tra quei metodi che possono sviluppare più di altri il Q.I, cioè il quoziente d'intelligenza. Essa supera la sequenzialità e i limiti della didattica per obiettivi rigidi, poiché, al contrario di questa, è realmente incentrata su problemi che possono effettivamente interessare l'alunno e diventa, perciò, molto più partecipativa. Unico neo può essere il suo limitato raggio d'azione, poiché prevede una lunga fase sperimentale, osservativa e riflessiva.

Ma la difficoltà cessa di esistere se si mira alla qualità, piuttosto che alla quantità, se l'obiettivo fondamentale diventa quello di sviluppare la "competenza delle competenze", ossia l' "imparare ad imparare". Ed è proprio questo che dovrebbe avvenire, specialmente a livello di scuola di primaria e secondaria di I grado.

La dispersività che sembra avere la didattica per problemi quando segue eccessivamente le inclinazioni momentanee dell'alunno, scompare allorché tale tipo di didattica viene incanalato da una progettazione per reti o mappe concettuali, che definisca un curricolo essenziale e flessibile in cui ogni problema individuato e da superare venga operativamente tradotto in una unità formativa o modulo relativamente autonomo ma profondamente interconnesso ad altri.

Una organizzazione didattica di questo tipo viene definita modulare e, attualmente, è forse la più avanzata, poiché presenta, più di ogni altra, un certo parallelismo con la struttura della mente, che, come abbiamo già visto, non è sequenziale ma reticolare.

In pratica si tratta di non fissare più una sequenza preordinata di obiettivi, ma, piuttosto, di individuare un problema e predisporre, anche insieme agli altri docenti del team e agli alunni, un progetto che preveda una maglia di concetti da trattare e di attività da svolgere, a prescindere dalla loro collocazione disciplinare e temporale. A livello di verifica, perciò, accade che non viene verificato soltanto il singolo obiettivo o il singolo concetto, ma, in situazioni reali o simulate, l'implementazione delle abilità e delle conoscenze conseguite, ossia le cosiddette competenze, che presuppongono uno stato di relazione tra concetti, abilità, attitudini, ecc.

E' da notare, a questo punto, che la struttura logica di un ipermedia è reticolare, alla stessa stregua della mente e della didattica modulare, potendo essere rappresentata con una mappa che ne illustri concetti e collegamenti logici. L'applicazione di strategie ipermediali alla didattica modulare, rappresenta perciò il meglio che c'è oggi in circolazione per quanto riguarda le tecniche di insegnamento/apprendimento.

Qualcuno ha detto efficacemente che "L'ipertesto dentro di noi è l'organizzatore delle nostre conoscenze, l'ipertesto fuori di noi è una finestra aperta sul mondo".

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