Le storie della Storia

A cura degli alunni dell'Istituto Comprensivo Luigi Settino di San Pietro in Guarano (CS)


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Penna

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I primi popoli della Terra non avevano molto tempo per scrivere perchè dovevano sempre andare a caccia per procurarsi il cibo. Avevano imparato però a graffiare le rocce con oggetti appuntiti.

Antico graffito rupestre, da Wikipedia

La prima penna fu forse una cannuccia, un bastoncino, uno straccetto o un pennellino sottile che veniva intinto nell'inchiostro ricavato dalla fuligine, da animali marini, dalle piante o da polvere di roccia.

La seppia forniva un inchiostro di colore nero; il murice, che è un mollusco, forniva la porpora, di colore rosso; l'ocra era un minerale dal quale si otteneva il giallo; infusi vari di erbe, foglie o radici fornivano altri colori.

Conchiglia di murice, da Wikipedia

Mille anni fa qualcuno pensò di usare una penna d'oca o di qualche alro uccello, perché era leggera e resistente. Alla punta veniva fatto un taglietto per evitare che l'inchiostro facesse delle macchie.

Anticamente le penne di uccelli che venivano usate per scrivere, da Wikipedia

La stessa veniva intinta in un bicchierino pieno di inchiostro che si chiamava calamaio .

Penna e calamaio, da Flickr

Duecento anni fa furono inventati i pennini di acciaio che venivano inseriti in un manico di legno.

Vecchi pennini, da Wikipedia
Inchiostri di vario colore e pennino col manico, da Wikipedia

Per scrivere, però bisognava sempre portarsi appresso il calamaio, che spesso si rovesciava su tavoli e quaderni.

Per i bambini più piccoli qualcuno inventò un banco col buco, nel quale era inserito un calamaio che così non si poteva rovesciare. Però quando un banco cadeva a terra erano dolori…

Un vecchio banco col buco nel quale veniva inserito il calamaio, immagine originale

Nel 1827, grazie a uno studente che si chiamava Petrache Poenaru, comparvero in Francia le prime penne che avevano un serbatoio pieno di inchiostro, erano le penne stilografiche.

Penna stilografica, da Commons Wikimedia

Queste però erano delicate e facevano molte macchie, in quanto l'inchiostro, per scendere fino alla punta del pennino, doveva essere molto liquido. Spesso allora cadevano gocce e siccome per asciugarsi ci metteva molto tempo, bastava sfiorare con le dita le parole che si rovinava tutto il foglio. Per farlo asciugare più in fretta si poteva soffiare sopra o usare un tampone con della carta assorbente.

Le penne stilografiche si usano ancora oggi. Esistono modelli bellissimi e costosi che sono molto apprezzati come regalo. Grazie ai progressi fatti dalla chimica l'inchiostro si asciuga prima, ma rimane il fatto che si consuma subito, per cui vanno ricaricate spesso con apposite cartucce. La scrittura ottenuta con queste penne è molto elegante, perché con esse si possono ottenere tratti più spessi e tratti più sottili che creano un effetto particolare.

La scrittura con la penna stilografica, immagine originale

Un tempo scrivere con queste penne era comunque molto complicato. Se il tappo veniva perso o ci si dimenticava di metterlo non scrivevano più o scrivevano male.

Un giorno un giornalista ungherese di nome Làszlò Jòzsef Bìrò vide un pallone pieno di fango che rotolava e lasciava una lunga striscia per terra. Allora gli venne in mente di costruire una penna a sfera. Questo sistema permise di usare un serbatoio con un inchiostro più denso che durava molto di più. Da quel giorno le penne costano di meno e i bambini non si macchiano più, tranne se non fanno i provolini…

La punta di una penna biro, da Wikipedia

La tecnologia è andata avanti e propone oggi nuove penne a inchiostro liquido, ma la penna biro rimane imbattibile per durata e affidabilità.

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