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Si racconta che un certo Esculapio, figlio del dio Apollo, aveva una pecora ammalata che, dopo aver mangiato un'erba selvatica, guarì. Così gli uomini iniziarono a curare le malattie con le parti di alcune piante ed erbe che loro stessi raccoglievano e utilizzavano.
Per dire la verità erano le donne che le raccoglievano e imparavano ad usarle. Invece gli uomini se ne andavano a caccia e a pesca. Alcune di queste donne divennero molto brave e venivano considerate delle streghe dotate di poteri magici.
Ma non era così, perché sono le piante che hanno questi poteri, che non sono magici, ma che sono oggi spiegati da una scienza che si chiama chimica. Questa scienza ha scoperto che certe piante hanno delle sostanze che ricombinandosi con quelle del nostro corpo hanno effetto calmante, antidolorifico, astringente, ecc.
Esiste un foglio di papiro di 2500 anni fa che ci fa capire come già gli Egizi sapessero curarsi con le piante.
I primi medici-farmacisti comparvero in Grecia. I più famosi divennero Eracleide, Celso, Ippocrate e Teofrasto.
Prima visitavano l'ammalato, poi andavano nel retrobottega e con foglie, rametti, erbe o radici preparavano decotti, infusi (tisane) sciroppi, creme, pomate, unguenti, olii, polverine, pozioni e lozioni. A volte questi prodotti erano già pronti in bottigliette o vasetti. Se invece mancavano ed erano facili da preparare, al malato veniva data su un foglietto la ricetta.
Gli antichi Romani coltivavano tutte le piante nei loro orti. Molte venivano essiccate negli erbari ed erano chiamate droghe
Con queste droghe venivano preparati diversi medicamenti, chiamati oggi anche galenici, dal nome del grande medico Claudio Galeno.
Nel medioevo lo studio delle piante venne approfondito dai monaci, i quali accanto ai loro conventi avevano ospedali che accoglievano persone ammalate.
Fu proprio in quel tempo che iniziarono diffondersi i ricettari, libretti che spiegavano la preparazione di certi prodotti e rivolti ai farmacisti, che allora si chiamavano speziali, perché vendevano piantine sminuzzate e secche, cioè le spezie.
Per i medici comparvero i prontuari, manuali che spiegavano l'uso di questi prodotti.
Molte erbe provenivano da lontano. Il pepe arrivava dall'India e, oltre che in cucina, veniva usato come antinfiammatorio, antisettico, cioè come disinfettante.
Dalla Cina arrivava la preziosa canfora, ricavata dal legno di un grande albero, usata per le malattie del cuore e della pelle.
Dall'Africa giungeva l'aloe, usata per proteggere la pelle e le ferite.
Dall'isola di Ceylon i mercanti portavano la cannella, usata anche come digestivo.
Dall'America iniziò ad essere trasportato anche il tabacco, le cui foglie venivano messe in bocca per calmare il mal di denti.
Sempre dall'America, ma anche dall'Africa e dall'Asia giungeva anche la china, dalla quale si ricavava il chinino, usato dai nostri bis-bisnonni per curare la febbre e la malaria.
Il primo che scrisse un libro di botanica, la scienza delle piante, fu Pietro Andrea Mattioli, a metà del 1500. Ma fu Carl von Linnè a descrivere le caratteristiche e le proprietà della maggior parte delle piante.
Per molto tempo quasi non accadde nulla, finché un giorno qualcuno pensò di estrarre dalle piante solo le sostanze utili, per rendere ancora più efficaci le cure. Si trattava di quelle sostanze che oggi sono dette princìpi attivi. Nacquero così le pillole, le capsule, le compresse, le pastiglie e le bustine di medicinali.
La prima sostanza ad essere estratta fu la morfina, un noto antidolorifico. Fu poi la volta della salicina, usata contro i dolori reumatici e come antipiretico, cioè come sfebbrante.
Alessandro Fleming da un fungo ricavò la penicillina, il primo antibiotico, in grado di curare anche malattie gravi.
Toccò quindi all'aspirina, che iniziò ad essere usata per diverse malattie.
Dalla menta e dall'eucalipto vennero estratti il mentolo e l'eucaliptolo, che hanno un'azione disinfettante e che si trovano anche nelle caramelle per la gola.
Nonostante le industrie si fossero messe a vendere queste sostanze, il problema era che non tutti potevano comprarle. C'era forse anche una certa diffidenza, e così molti si affidavano alle cure tradizionali.
Le nostre bis nonne ci raccontano che una volta i farmacisti non vendevano pillole, ma medicine preparate con erbe, foglie, radici ecc. In casa si preparavano decotti, infusi e impacchi per curare delle malattie non gravi come il raffreddore, la tosse, oppure per la gola arrossata.
Con il progresso vi è stato un allontanamento dalla campagna e le piante medicinali per un certo periodo sono state trascurate, preferendo medicine in apparenza più efficaci e veloci. Le nostre mamme hanno usato e continuano a usare per noi bambini quelle piante comuni come la malva, la camomilla, il tiglio, le gemme di pino e alloro. Spesso il miele d'api veniva usato al posto dello zucchero per calmare la tosse. Esse facevano dei decotti che bisognava bere quando erano ben caldi. Erano utili anche per la digestione difficile.
Queste erbe si raccoglievano in primavera o in estate e di solito si usavano in autunno o in inverno quando arrivano i microbi dell'influenza.
Oggi c'è stata una riscoperta delle erbe, c'è un ritorno alla natura e l'uomo ritorna a raccoglierle e a utilizzarle, anche perché, se usate da mani esperte, non provocano danni all'organismo, come invece molte medicine preparate con prodotti chimici. Sono nati, così, parecchi negozi di erboristeria, dove si vendono vari tipi di erbe, disponibili anche in farmacia. Con le erbe vengono curate anche malattie più gravi.
Le erbe e le piante migliori sono quelle che crescono in campagna, in montagna, nei prati, nei boschi perché non sono inquinate dalla polvere e dallo smog della città. Il periodo più adatto per raccogliere le piante che interessano è il mattino; però non deve piovere, perché altrimenti le parti raccolte marciscono.
Le radici, i tuberi e i bulbi si raccolgono in autunno quando la pianta è in riposo. Le cortecce, invece, in primavera, perché si staccano più facilmente. Le foglie vanno staccate quando sono ben sviluppate, cioè alla fine della primavera. Le gemme si possono raccogliere all'inizio di questa stagione, quando ancora non sono aperte. I fiori vanno recisi prima di sbocciare. I frutti si staccano dalla pianta quando sono maturi, invece i semi si raccolgono prima di disperdersi sul terreno.
Nel nostro paese crescono tante piante che si possono usare a scopo medicinale, e che tante persone forse non conoscono. Fra queste ci sono il castagno, il biancospino, l'amarena, l'edera e il giglio.
Del castagno si usano le foglie e la corteccia dei rami. Le foglie si usano come astringente e disinfettante della pelle e delle mucose. Si fa un infuso con 6 g di foglie in 100 ml di acqua si fanno lavaggi e sciacqui sulle parti che interessano.
Le foglie si possono usare anche come sedativo della tosse e per disinfettare le vie respiratorie. Si fa un infuso con 2 g di foglie in 100 ml di acqua. Se ne possono bere 2 o 3 tazzine al giorno. La corteccia si usa per le pelli fragili e delicate o anche arrossate si può fare un decotto con 6 g di corteccia in100 ml di acqua. Si devono fare degli impacchi che si applicano sulla parte che interessa per 15 minuti.
Da non molto tempo è nata una nuova scienza che studia come curare le malattie con le sostanze prodotte dalle piante. Si chiama fitoterapia. Questa scienza ha portato a scoprire l'esistenza di piante con proprietà antitumorali. E' il caso, ad esempio, della Vinca rosea, pianta originaria del Madagascar.
Dobbiamo fare a tutti un'avvertenza importantissima: guai a curarsi da soli con le erbe! Potrebbero fare malissimo, perché alcune sono molto velenose. Ci vuole un medico!
L'aglio forse è originario della Sicilia. Già gli antichi Romani lo conoscevano per le sue virtù. Nel medioevo veniva usato per curare diverse malattie. Si scoprì poi che contiene un potente antibiotico chiamato allucina. Per evitare il suo forte odore, oggi l'aglio viene messo nelle capsule che si sciolgono solo quando arrivano nello stomaco. Esso è antisettico, antinfiammatorio, digestivo, disintossicante, capace di allontanare i vermi dall'intestino (una volta ai bambini veniva fatta portare una collana di agli). E' stato anche scoperto che l'aglio combatte la pressione alta, le malattie dell'apparato respiratorio, la vecchiaia, la tubercolosa, il diabete, la tiroide che non funziona e forse anche il cancro. Una volta una buona merenda era una fetta di pane con agli strofinati.
Il carciofo e stato ottenuto dal cardo selvatico da antichi coltivatori forse egizi. Per oltre mille anni non se ne seppe più nulla, fino a quando non ricomparve sulle tavole dei nobili. Contiene diverse sostanze e fa bene al fegato. E' ottimo per la stitichezza, la fermentazione intestinale, le coliche, le intossicazioni, gli occhi gialli, il mal di testa, l'orticaria, l'asma, i dolori alle ossa, l'arteriosclerosi, il colesterolo, i reni e per stare in forma.
La camomilla era già usata dagli antichi Greci, ma solo 150 anni fa vari ricercatori hanno dimostrato le sue proprietà. Essa può essere usata come calmante, contro le nevralgie, per le infiammazioni e le irritazioni della pelle, per cicatrizzare le ferite. La camomilla è buona anche per il mal di stomaco, il mal di pancia e per schiarire i capelli.
Il carrubo è un albero originario del Libano. Il consumo dei suoi baccelli, venduti spesso nei mercati, è indicato nelle diarree e nella regolazione delle funzioni dell'intestino.
La cipolla, diffusa oggi in tutto il mondo, viene dall'Iran ed è una delle prime piante che l'uomo imparò a coltivare. E' buona per eliminare i calcoli renali, per facilitare la digestione (anche se molte cipolle possono provocare acidità), per curare malattie dell'apparato respiratorio, del sistema nervoso, le ferite, il mal di testa, le gengiviti, il diabete.
L'edera contiene molte sostanze buone per le bronchiti, la tosse, le irritazioni della pelle, i calli, le scottature, i dolori reumatici, la cellulite.
L'eucalipto è un grande albero proviene dalla Tasmania. Contiene una sostanza chiamata eucaliptolo, che è presente nelle caramelle balsamiche.
Le felci hanno radici che già nell'antichità venivano usate contro la tenia. Le sue foglie invece venivano usate contro le coliche, i reumatismi, i crampi e altro.
Il ginepro, che si trova anche nelle nostre zone, ha un'azione diuretica e balsamica.
La ginestra dei carbonai produce una sostanza chiamata sparteina, che facilita il parto. Essa è buona anche per il cuore e le arterie, per la pelle e può essere usata contro le emorragie.
La gramigna è una erba infestante. Un tempo, nei periodi di carestia, i suoi rizomi sostituivano il caffé e il grano. Vi si faceva anche una specie di miele che veniva usato al posto dello zucchero. Essa è depurativa e può fare abbassare la pressione.
Il mais, detto anche grano turco, viene invece dal Messico. I chicchi, oltre che per fare i pop corn possono servire contro i calcoli e le malattie del cuore. Il suo olio è buono per la pelle.