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Un tempo la lavatrice non c'era. Se si voleva lavare a mano, bisognava riscaldare dell'acqua sul fuoco, perché dal rubinetto usciva solo acqua fredda. Per la verità non esisteva nemmeno il rubinetto e l'acqua bisognava andarla a prendere fuori alle fontane. Non esistevano i detersivi né il sapone liquido, né quello in polvere, ma soltanto quello fatto in casa.
Migliaia di anni fa per lavare si usava acqua e argilla. I primi forse a fare una specie di sapone furono i Galli, che mescolavano grasso e cenere. Per molto tempo i romani usarono le urine. Il sapone vero e proprio venne inventato forse nella città di Savona, il cui nome assomiglia alla parola "sapone". Qualcuno mescolò olio o grasso con la cenere di alcune piante marine che contenevano soda e... voilà. E così si continuò a fare per molti secoli, in maniera naturale, senza inquinare e senza che ci fossero allergie...

Per fare il bucato le donne andavano al fiume portando sulla testa le ceste con i panni da lavare, il sapone fatto in casa, della cenere ben ripulita e della legna da ardere. Appena arrivate si mettevano in ginocchio, bagnavano i panni, li insaponavano, li strofinavano su qualche pietra e li sciacquavano. Poi li insaponavano un'altra volta e li stendevano per bene in una grande cesta, che ricoprivano con una tela. Intanto qualcuna faceva scivolare la cenere nel pentolone, lo riempiva d'acqua e lo metteva sul fuoco. Quando tutto era pronto si versava sulla cesta la miscela, chiamata in dialetto "lissia" (liscivia in italiano), che penetrava così nelle fibre e rimuoveva lo sporco.

Quando il tempo era rigido questa procedura veniva eseguita in casa, procurandosi prima un bel po' di acqua e usando lavatoi di legno. Per il risciacquo però era più conveniente andare ai lavatoi pubblici o ancora al fiume. Alla fine i panni venivano faticosamente strizzati. Per le lenzuola occorrevano due persone: una torceva da una parte e una dall'altra. Al ritorno si stendeva tutto al sole o, se pioveva, su qualche sedia accanto al caminetto.
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