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Gli studenti, anche i più piccoli, devono e possono capire, purché sia proposto loro in modo adeguato, che solo la cultura rappresenta la vera ricchezza, che solo la cultura ha portato l'uomo dov'è ora e può condurlo ancora oltre.
Per ottenere ciò la scuola deve assolutamente rigenerarsi, se vuole veramente incidere sulle coscienze. Del resto la cultura informatica e telematica ha già stravolto o stravolgerà, comunque, tutti i metodi didattici attualmente in uso. Si tratta di una vera e propria rivoluzione che è in atto.
Di solito, quando si studia, lo si fa secondo il metodo sistematico, per cui si inizia "sciroppandosi" una corposa parte teorica, e si finisce - a meno che uno non abbia una passione sfrenata - stanchi e disinteressati, con una quasi inutile parte pratica, super-ridotta, propinata come catalizzatore della futura esperienza personale. E' questo il caso di numerosi insegnamenti e corsi.
Non che il metodo sistematico non sia corretto, anzi, lo è molto; probabilmente però lo è un po' troppo, adatto a studiosi ideali piuttosto che all'alunno medio. Questo metodo mette ordine ad una materia o ad un argomento e può raggiungere la più assoluta completezza di trattazione. Il problema è che solo pochi riescono a resistere sino alla fine, solo pochi riescono a non annoiarsi e a non perdere l'interesse originario.
Fra cento anni, nelle scuole, se si continuerà ad usare questo metodo, in storia, ad esempio, gli alunni arriveranno al massimo, fino al risorgimento, tralasciando sappiamo tutti cosa ed evitando di soffermarsi su quei periodi importantissimi della nostra evoluzione sociopolitica che vanno dalla guerra fredda fino agli "anni di piombo", fino alle "stragi", dalle quali sono passati già trent'anni. E così in altre discipline. Lo scibile umano, a causa anche dello sviluppo tecnologico, aumenterà a dismisura, e se non si adotterà un metodo di studio diverso, la scuola sarà sempre più lontana dalla "cultura circolante" e dal mondo del lavoro.
Sarà anche il ritmo della vita moderna che si conduce, le esigenze impellenti, ma è ormai abituale mirare al sodo, cogliere subito il nocciolo della questione e disporre al più presto di quello che serve. E' per tale ragione che quasi sempre si avverte un certo senso di frustrazione quando il metodo di apprendimento non è al passo con le diverse esigenze, per cui si percepisce lo studio scolastico come un qualcosa di distaccato dalla vita quotidiana.
Il metodo descritto è il metodo di studio classico, che si è rispecchiato per secoli nel metodo di insegnamento scolastico e che ha dato frutti solo grazie alle bacchettate e alla pazienza dei discenti. Ha una qualche origine nel metodo deduttivo di Aristotele, nel razionalismo filosofico, e si è andato affermando specialmente nelle scuole europee di tipo umanistico.
E' ovvio che un qualsiasi studente senza sforzo e spirito di sacrificio non può raggiungere grandi traguardi, ma occorre dire che se tale metodo poteva essere ed è un'ottima cosa per mettere ordine al pensiero e alle ricerche degli studiosi, in molti casi è controproducente. La scuola ne ha preso coscienza negli ultimi quarant'anni, quando la nostra società è diventata più democratica ed ha bandito, almeno nei principi, la violenza e, quindi anche le bacchettate... A quel punto ci si è accorti che nelle classi di ogni ordine e grado la maggior parte degli studenti "non seguiva" più. Ci si è affrettati allora a rinnovare metodi e strumenti scolastici, senza tuttavia avere le idee molto chiare, almeno fino alla fine degli anni '70.
La ragione era semplice: l'individuo apprende naturalmente prima compiendo delle esperienze o comunque mettendolo in condizione di avere interesse per un certo problema, poi teorizzando, e non viceversa. Se tale sistema viene capovolto, l'individuo viene allontanato dalla sua realtà e per ciò prova disagio, potendo anche reagire negativamente. Innumerevoli casi di dispersione scolastica, così come innumerevoli piccoli e grandi traumi psichici, le rivolte studentesche, nonché momenti di noia e di sconforto hanno avuto origine da un metodo di studio sbagliato. Sbagliato non significa che debba essere oggi condannato, perché se oggi abbiamo coscienza dell'errore è perché la ricerca, le esperienze e la cultura nel suo complesso sono andate avanti. Il problema è però che tutto quello che viene appreso a scuola non può essere conseguito ripercorrendo nelle pareti delle aule tutte le esperienze delle generazioni precedenti, ciò, ovviamente per limiti di tempo. Ecco perciò che la parte teorico-espositiva non può essere eliminata, ma può senz'altro subentrare in un secondo tempo, o comunque essere in genere sintetizzata.
Certamente non tutto è semplice, alcuni apprendimenti costano tempo e fatica, ma ci costano molto di più se non sono interessanti o comunque utili nell'esperienza quotidiana.
A scuola ancora si studiano ripetitivamente capitoli, si spiega e si interroga, si compongono pile di quaderni con infiniti esercizi e problemi. E' pur vero che lo sforzo e l'esercizio creano la funzione, ma è chiaro che un esercizio fatto nel modo sbagliato ha effetti sicuramente negativi.
A scuola, invece, si discute ancora poco, si riflette e si lavora poco insieme, non si seguono realmente gli interessi culturali che anche i ragazzi hanno. Molto più spesso si impone.
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